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Il modo standard di fare un sito è: disegnare le pagine con testo finto, farle approvare, sviluppare, e chiedere i contenuti veri alla fine. È il modo in cui abbiamo lavorato anche noi, finché non abbiamo contato quanti giorni si perdono lì dentro.
Cosa succede davvero alla fine
Il testo vero non è mai lungo come quello finto. Un titolo che nel design stava su una riga ne occupa tre. Una descrizione prodotto pensata per quattro righe ne ha una. A quel punto il design va rifatto — dopo che era già stato approvato e sviluppato.
Il secondo problema è più costoso del primo: quando il cliente vede il testo vero dentro un design finito, capisce per la prima volta cosa sta effettivamente comunicando. E spesso non è quello che voleva dire. Le modifiche che arrivano a quel punto non sono correzioni, sono un ripensamento.
L’inversione
Noi scriviamo i testi al secondo giorno, prima che esista un solo pixel. Il cliente li approva leggendoli come documento, senza grafica intorno a distrarre. Da quel momento il design ha lunghezze reali con cui lavorare e non viene rifatto.
Approvare le parole al secondo giorno costa un giorno. Approvarle al ventesimo costa una settimana.
È il singolo cambiamento che ha accorciato di più i nostri tempi di consegna. Non una tecnologia, non uno strumento: l’ordine delle fasi.